Un terribile virus dei salmoni da allevamento sta ammalando anche quelli selvatici

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Un virus che provoca il collasso interno degli organi dei pesci e che da anni colpisce i salmoni di allevamento avrebbe iniziato a diffondersi sempre di più anche i salmoni selvatici.

Nelle coste dell’Oceano Pacifico canadese si è diffuso un virus, il Piscine orthoreovirus (PVR), che sta infettando i pesci, provocando loro il collasso degli organi interni. Si tratta di un patogeno che era stato identificato in passato negli allevamenti di salmoni dell’Oceano Atlantico, e che si sta diffondendo in maniera sempre più invasiva anche tra i salmoni selvatici che nuotano liberi nel Pacifico. Tra l’altro è con questi ultimi che il virus si dimostra maggiormente dannoso. Nei salmoni di allevamento il virus PVR provoca infiammazioni ai muscoli scheletrici e al cuore non necessariamente mortali. Seppur debilitati, i pesci di allevamento riescono a sopravvivere perché non devono compiere sforzi per alimentarsi. Il discorso potrebbe cambiare radicalmente per i salmoni selvatici, per i quali il decadimento fisico e la conseguente compromissione della capacità di nuotare si potrebbe tradurre nell’impossibilità di procacciarsi del cibo. Tuttavia l’impatto del virus sulla sopravvivenza e sul numero di esemplari di salmoni selvatici non è stato ancora chiarito.

Su come il virus sia arrivato nell’Oceano Pacifico gli esperti negli anni hanno formulato diverse ipotesi, ma in questi giorni è emerso uno studio che ipotizza, basandosi su elementi solidi, la correlazione con gli allevamenti intensivi. Lo studio in questione, recentemente pubblicato dalla rivista “Science Advances“, è stato condotto in collaborazione tra la “British Columbia University”, lo “Strategic Salmon Health Initiative” e altre organizzazioni. I ricercatori hanno analizzato il genoma del virus presente nell’Oceano Pacifico, e ne hanno ricostruito l’evoluzione, determinando che il virus non sarebbe originario del Pacifico, ma che deriverebbe da quello precedentemente riscontrato negli allevamenti norvegesi. A “dare un passaggio” al virus e trasportarlo da un’oceano all’altro sarebbe stato l’uomo, mediante lo spostamento di grandi stock ittici, prelevati dall’Oceano Atlantico e introdotti nell’Oceano Pacifico a scopo di allevamento. Il virus avrebbe poi proliferato, raggiungendo persino le acque del Sudamerica. Un altro fattore a sostegno di questa teoria consiste nel fatto che il virus avrebbe iniziato a diffondersi nel Pacifico alla fine degli anni ’80, ovvero quando si è sviluppata maggiormente l’acquacultura in tali acque, mediante uova ed esemplari provenienti dagli allevamenti norvegesi.

Il virologo Gideon Mordecai, della University of British Columbia, afferma che gli allevamenti intensivi di salmone abbiano amplificato la diffusione del PRV. Le grandi gabbie galleggianti degli impianti di acquacoltura, che concentrano in spazi ristretti moltissimi esemplari, risultano essere un formidabile vettore di virus e parassiti. Non è una casualità dunque il fatto che i salmoni selvatici che vivono nelle vicinanze di allevamenti intensivi siano maggiormente colpiti dal virus. Il professore sostiene che per ridurre l’impatto del virus sui salmoni selvatici sarebbe opportuno ridurre la presenza di allevamenti intensivi, eventualmente anche spostandoli sulla terraferma.

Lo studio di Science Advance è disponibile QUI

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