Trasferimento in Italia di Chico Forti, a che punto siamo?

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Nel dicembre 2020 il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato il raggiungimento di un accordo con le autorità americane per il rimpatrio del connazionale, ma il complesso iter burocratico sta rallentando il processo.

Era il 15 giugno del 2000 quando Enrico Forti fu condannato all’ergastolo in Florida per l’omicidio di Dale Pike, una controversa sentenza alla quale il connazionale e la sua famiglia si sono opposti sin dall’inizio, senza però mai riuscire ad ottenere la riapertura del processo. La famiglia di Chico ha lottato costantemente negli anni per portare alla ribalta il caso, ottenendo l’appoggio di numerosi personaggi pubblici e l’interessamento – almeno a parole – di diversi governi del passato, che pur promettendo di interessarsi al caso, si sono avvicendati senza arrivare ad una soluzione.

Negli anni la vicenda di Enrico ha alternato momenti di visibilità mediatica, grazie all’interessamento di numerosi personaggi pubblici che si sono impegnati a suo favore, a lunghi periodi nell’ombra, fino a quando, un anno fa, Le Iene hanno dato un grosso contributo alla sua causa, dedicandogli diversi servizi nei quali venivano accuratamente evidenziate tutte le circostanze discutibili che hanno scandito la vicenda processuale.

La svolta è arrivata nel dicembre dello scorso anno, durante il secondo Governo Conte, quando il Ministro degli Esteri Di Maio ha annunciato di avere raggiunto un accordo per il trasferimento in Italia di Chico con le autorità della Florida. Il governatore dello Stato americano aveva finalmente accolto l’istanza presentata da Forti, per avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo ed essere trasferito in Italia. Ma da allora sono trascorsi più di sei mesi, senza che questo si sia concretizzato.

Nei giorni scorsi alcuni giornali hanno reso pubblica una presunta indiscrezione secondo la quale alcuni documenti necessari per completare il trasferimento di Forti in Italia sarebbero stati smarriti, e che questo fosse il motivo che starebbe ritardando il trasferimento. Ma la circostanza è stata prontamente smentita dalla Farnesina, che ha reso noto di stare seguendo con attenzione gli sviluppi del caso.

Il Ministero degli Esteri ha chiarito che non si è verificato alcuno smarrimento di documenti, e che i lunghi tempi del rimpatrio siano legati alla complessità dell’iter necessario per finalizzare l’operazione, che coinvolge diverse amministrazioni americane, in particolare lo Stato della Florida e il Dipartimento della Giustizia federale. I lunghi tempi dunque non sarebbero dovuti a nuovi ostacoli, ma alle lungaggini burocratiche americane. Nel frattempo Forti a Marzo scorso è stato trasferito in un penitenziario dedicato ai detenuti che aspettano il trasferimento, in attesa del via libera definitivo.

Cosa accadrà al rientro in Italia

Le autorità americane non hanno accordato la grazia ne concesso sconti di pena. Chico tornerà in patria sulla base della Convenzione di Strasburgo, che prevede che il detenuto possa essere trasferito nel paese di origine per finire di scontare la propria condanna. Chico dunque non farà ritorno in patria da uomo libero, ma in Italia per lui sarà più facile ottenere la libertà. Negli Usa infatti Forti è stato condannato all’ergastolo senza condizionale, che non prevede la possibilità di uscire dal carcere fino al momento della morte. Ma una volta in Italia la situazione sarà diversa. Avendo già scontato più di 10 anni di reclusione, Chico potrebbe beneficiare della concessione di permessi premio. Inoltre nel nostro paese un detenuto condannato all’ergastolo, dopo 26 anni di reclusione può ottenere la libertà condizionale, termine che si riduce a 20 anni per i detenuti che hanno tenuto una buona condotta.

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