Referendum, gli svizzeri dicono no alla messa al bando dei pesticidi

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Si è svolto nella giornata di ieri, in Svizzera, il referendum che tra i vari quesiti proposti chiedeva ai cittadini di esprimersi sull’opportunità di proibire l’uso dei pesticidi sintetici in agricoltura e sulla tutela dell’acqua, mediante l’eliminazione dei finanziamenti pubblici agli allevamenti che utilizzano antibiotici. Entrambi i quesiti sono stati bocciati da oltre il 60% dei votanti.

Nel paese elvetico nelle scorse settimane ha avuto luogo un acceso dibattito sulla materia, che ha appassionato e diviso l’opinione pubblica. Da una parte i promotori dei quesiti, appoggiati da alcune organizzazioni ambientaliste, dagli animalisti e dai cittadini sensibili alle tematiche legate a salute, alimentazione e ambiente. Questa parte ambiva a trasformare la Svizzera nel primo paese europeo a mettere al bando i pesticidi, sottolineando i benefici che la decisione avrebbe comportato per la salute umana, per la biodiversità e per l’ambiente.

Dall’altra le aziende dell’agrochimica e le organizzazioni di categoria di agricoltori e allevatori, appoggiati dai cittadini preoccupati per le ripercussioni che le misure proposte avrebbero avuto sull’economia. La diminuzione della resa dei raccolti che il mancato utilizzo dei pesticidi avrebbe determinato, avrebbe fatto aumentare i costi, con conseguente perdita di competitività per le aziende svizzere, ed il rischio di vedere aumentare l’importazione di prodotti esteri, coltivati con l’uso di pesticidi. Discorso simile anche per quanto riguarda l’uso di antibiotici negli allevamenti.

I sostenitori del “si” ai due quesiti hanno condotto la loro campagna evidenziando i pericoli derivanti, secondo loro, dall’uso di pesticidi in agricoltura e dell’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti, accuse rigettate con forza dai produttori, che hanno replicato alle accuse sottolineando come i loro prodotti siano stati approvati dopo avere superato accurati test relativi alla sicurezza.

La vittoria del “no” è stata accolta con favore anche dal Presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin, che ha commentato il risultato definendolo frutto di “pragmatismo e buon senso”. I cittadini svizzeri hanno bocciato anche un terzo quesito riguardante il tema ambientale, il quale mirava ad una maggiore riduzione delle emissioni di Co2 entro il 2030, mediante l’aumento delle accise sui carburanti e l’introduzione di una nuova tassa sui biglietti aerei. Il ‘no’ ha prevalso con il 51,5% dei voti. Questo quesito era sostenuto anche dal governo, che adesso dovrà pensare a misure alternative per raggiungere l’obiettivo prefissato di ridurre, entro il 2030, le emissioni di carbonio alla metà dei livelli del 1990.

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